mercoledì 16 febbraio 2011

Delle notti insonni




Scrivo questo pezzo come uno sfogo. Prima, durante una notte insonne, poi ripreso in un aperiTICCIO mancato, cercando di rimetterne insieme le frasi sconnesse che avevo sparpagliato su di un fogliaccio. Non mi posso permettere un'analisi critica perché sono di parte, perché ormai vedo nell'affermarsi PERSONALE l'unica VERA forma di lotta possibile. Perché nel quotidiano cercarmi ho trovato come unica risposta una disobbedienza fatta di prese di posizioni, di lotte che devono essere affrontate come una soluzione diversa che serva come esca e lume per attirare gli affini per creare nuove comunità, da unire, nel più puro spirito di questo nostro nuovo XXI secolo, fatto d'essenze autodeterminate.
La nuova lotta dovrà essere combattuta contro noi stessi.

"L'ampliamento. Portare l'affermazione dell'avversario al di fuori dei suoi limiti naturali, interpretarla nella maniera più generale possibile, prenderla nel senso più ampio possibile ed esagerarla; restringere invece la propria affermazione nel senso più circoscritto possibile e nei limiti più ristetti: perché quanto più un'affermazione diventa generale, tanto più essa presta il fianco ad attacchi [..];
Usare l'omonimia per estendere l'affermazione presentata anche a ciò che, al di la del nome uguale, poco o nulla ha in comune con la cosa in questione; poi darne una confutazione lampante, e così fingere di aver confutato l'affermazione [..];
Se l'avversario ci sollecita esplicitamente a esibire qualcosa contro un determinato punto della sua affermazione, ma noi non abbiamo nulla di adatto, allora dobbiamo svolgere la cosa in maniera assai generale e  poi parlare contro tali generalità. Ci viene chiesto di dire perché una determinata ipotesi fisica non è credibile allora parliamo dell'illusorietà del sapere umano e ne diamo ogni sorta di esempi."
Shopenauer, l'Arte di ottenere ragione

Quanto è importante ammaestrare la lingua! Disciplinare l'attenzione, dilatarne il significato fino a che sia così rarefatto da risponderti attraverso il generico specchio di un innocuo assunto ideologico: piponeggiante d'ovvietà e retorica.
Con il più asinino dei pigli siamo bersagliati dai nostri esponenti politici del più blaterante dire niente a fronte di un mondo sempre più complesso, che avrebbe bisogno di ben altra profondità, di una cultura e sensibilità affilata, in grado di sezionare non soltanto l'umore di un popolo, ma le derive stesse di una società i cui valori non sono più l'ottocentesca corsa al benessere, ma un groviglio di macro-entità in evoluzione, un fiume, un mare debordante di opinioni, di affermazioni d'identità.
Purtroppo aspettarsi qualcosa di simile ad una presa di coscienza dal branco di incompetenti loschi figuri che ci governa non è, al momento, che una lontana e sciocca utopia.
Questo esercito di droidi ( libera citazione dell'Andrea Scanzi, Micromega On-Line) si porta la propria lordura sul viso.
La realtà è che il proscenio è ingombro di individui che, alla giusta richiesta di spiegazioni di un giornalista, a domande che permetterebbero - perché no? - di chiarire fraintendimenti, errori di interpretazione, domande finalizzate ad alimentare il sano confronto dialettico che sta alla base del costrutto mentale su cui si basa ogni forma di analisi sociale, politica, di cui si ciba il pensiero per sviluppare un ragionamento che sia più complesso di uno show panettone da sabato sera, a questo ci hanno costretto ad assistere: alla farsa dell'interlocutore che da del mafioso al giornalista. Che grida, folle di rabbia, violento, pateticamente idrofobo.
Vedere questo è degradante.
Rendersi conto che questo è studiato, calcolato, lo è ancora di più.
E non ci vuole Di Pietro per sapere che si può essere analfabeti e non fascisti.
Il pietoso spettacolo di un ministro della Repubblica ( e voglio impormi ancora a mettere la maiuscola a questa parola che hanno deturpato e reso risibile) che urla: VIGLIACCHI! ad un'intera tribuna di giovani, in televisione, in merito ad una questione così delicata come il rapporto tra il popolo di piazza, i manifestanti, e l'ordine pubblico, non è che una palese dimostrazione di inadeguatezza professionale, umana e politica.
L'unica cura alla grottesca dimostrazione di questi signorotti che proteggono il proprio feudo è l'epurazione morale. L'applicazione di uno spietato raziocinio che renda impossibile la proliferazione di questi esseri anomali. E' necessario un antidoto di eccellenza, è diventato necessario sradicare i bugiardi, i ladri che non hanno bisogno di rubare, gli infami hanno lo stipendio garantito dal sudore delle nostre fronti, auto e scorta che li proteggono.
Prima che della nostra dignità non rimanga più niente.
Non c'è che una risposta da opporre: il mento alto, l'intelligenza, la cultura, la sensibilità che accarezza le mani ed i volti, la critica selvaggia di chi non piange e non chiede ma vuole e sogna, lotta.

"Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti."
Antonio Gramsci    

da vedere ci sarebbe...

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